Commento a Casanova di se stessi, seconda puntata

23 dicembre 2010 @ 06:36

È apparsa su Altriabusi.it la seconda parte del mio commento a Casanova di se stessi, di Aldo Busi. La strada è lunga, ma intanto:

pagina 43, dopo aver parlato di suo fratello Miasorella Rodolfo, Aldo Subi parla della storia che sta raccontando e di sé come scrittore. A pagina 47 c’è il paragrafo che mi interessa: “Dovrò prendere dei provvedimenti contro la mia naturale antropofagia sentimentale raccontando della vita di quelle persone di Casa Nuova ai Cocuzzi dentro questa storia e di questa storia fuori dalle loro vite che non saprebbero raccontare questa storia nemmeno per la parte che ne hanno avuto una per ciascuna, figuriamoci la parte avuta dalla propria vita rispetto a quella di un altro a caso e poi la parte, cioè la storia stessa, che tutte insieme hanno avuto intrecciandosi l’una con l’altra… e che per buona parte degli implicati costituisce poi anche tutta la loro vita, senza storia, che hanno vissuto e che non avrebbe alcuna storia nemmeno per loro stessi se non ci fossi io a raccontargliene una, questa, la mia.” C’è la solitudine delle persone, il bisogno di vivere una vita da morti viventi per limitare la sofferenza o per evitare di vedere e sentire pienamente la propria piccolezza, ci sono le tante vigliaccherie e comodità… Anche qui torna uno dei nodi della storia, quello della consapevolezza (ho il sospetto che sia un nodo fondamentale di gran parte dell’opera di Busi, se non tutta). Ed è pure un nodo per me, e che nodo! Potrei mettere tutto in prima persona e ci starebbe benissimo, la mia vecchia (per motivi di durata, non ancora perché superata) incapacità di collegare le cose fra di loro e di raccontare una storia, come minimo la mia. In teoria sarebbe meglio parlare di rifiuto e non di incapacità, ma l’incapacità, che prima non era che una conseguenza del rifiuto, è a tutti gli effetti ciò che c’è ora, ancora più del rifiuto, che pure c’è ancora. Non è irreversibile, perché l’irreversibilità implica uno stato di cose anteriore a quello attuale ma per me non c’è mai stato un prima. Quindi non è che devo recuperare la capacità di collegare le cose e di raccontarmi e raccontare la vita e le vite, devo sviluppare questa capacità. Non dico da zero, ma quasi. Io mi ritrovo a vedere tanti pezzettini di me quanti personaggi ci sono in questo libro (tanti, ma proprio tanti), sparsi di qua e di là. E mi costa prendere provvedimenti contro la mia ormai naturale autofagia sentimentale, per prendermi carico delle persone che mi sono, che sono.

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