Commento a “Casanova di se stessi”, terza puntata

11 gennaio 2011 @ 22:33

Qualche giorno fa è stata pubblicata su Altriabusi.it la terza parte della mia lettura commentata di Casanova di se stessi, di Aldo Busi. Vi lascio qui un passaggio:

Ecco che a pagina 101, con il primo paragrafo, Subi ci spiega come lavora alla storia ma non è come lavora Busi alla storia:

“Devo fare mente locale: i dettagli diretti, di cui sono personalmente spettatore, in questa storia non sono poi molti, devo spremerli uno per uno all’inverosimile. Preferisco ripeterne parecchi che ometterne uno solo. Anche perché un dettaglio è un iceberg che comincia col presentare solo la punta. Un dettaglio è un mondo spesso senza confini.”

Qui, dunque, sembra che Subi sia in possesso di pochi dettagli e che per ciò li sprema all’inverosimile, in modo da trarne fuori il massimo dell’essenza della storia, del senso, del significato. Ovviamente sono dettagli studiati a tavolino da Busi, che se li ripete non è per paura di ometterne uno, ma perché ha un senso ripeterli, perché collegano un pezzo della storia con un altro, un’azione con un sentimento, un significante con un significato, come la pallina di Dolores, come la celidonia, come il lavoro del fratello (essere piastrellista, andare in tutte le case e farsi tutte le casalinghe, cosa di cui parla all’inizio e che poi, cioè prima, dice Carità quando si incontrano per prima volta). Questo passaggio vale per me in toto: i dettagli di cui sono personalmente spettatrice (e attrice) nella mia storia sono pochi, almeno quelli di cui ho piena consapevolezza. Ho bisogno di spremere e ripetere ciò di cui sono consapevole, per fare in modo di trovare un po’ alla volta ciò che manca, il resto dell’iceberg.

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