C’è qualcosa che bolle in pentola

3 marzo 2011 @ 19:09

Tra il dire e il fare c’è di mezzo la volontà, il desiderio reale di qualcosa, l’assunzione delle relative conseguenze, l’accettazione di sé in tutto e per tutto, la responsabilizzazione fino alle ultime conseguenze, l’onore e l’onere della libertà.

Poco più di un mese fa pensavo e scrivevo queste cose. Molto belle, certo, eppure mancava qualcosa, di buoni stimoli ne ho ricevuti a bizzeffe ma non sono riuscita ad accoglierli appieno, o forse non li ho assimilati. Ci ho pen(s)ato parecchio fino a capire di avere una paura folle della mia forza, poiché diventando forte sono costretta a rinunciare a tutti gli alibi che tanto comodo mi fanno. Una cosa è voler migliorare, un altro paio di maniche è farlo senza esitazioni; in fondo le cose negative che mi accompagnano da tanto tempo sono rassicuranti perché le conosco, sono un punto di riferimento che apparentemente mi impediscono di smarrirmi. E invece…

Per quanto sia difficile ho cercato di lanciarmi nell’incognita della crescita, soprattutto per vie traverse (ma sono poi così traverse?). Ecco, quindi, che per accogliere la mia forza, e lasciarla volare libera e al contempo disciplinata, ho cominciato a lavorare sulla mia voce. Al corso di teatro corale di Ossidiana, che frequento da quasi due anni, c’è una bravissima docente di vocalità e canto, Linda Viero, che mi sta aiutando molto in questo senso. Avevo un blocco con le note basse, che per me sono sinonimo di forza e stabilità, e con un po’ di esercizi e giochi ho cominciato a esplorarle. Adesso comincio a permettermi di cantarle, sono un po’ amare ma calde. Mi piacciono, sento che sono mie. Non è stato facile arrivare a questo punto (di partenza), liberare la mia voce vuol dire liberare le mie emozioni, sospendere il giudizio e semplicemente vivermi come strumento musicale, che esprime e racconta me stessa e la mia visione del mondo.

Non posso cantare tutto il giorno, però, e ci sono molti contesti in cui ho bisogno di uscire allo scoperto. Quindi per darmi una spinta ho pensato di crearmi impegni con gli altri, evitando di farlo in privato, in modo da mettermi in gioco senza via di fuga. Una volta data la mia disponibilità in pubblico non posso più tornare indietro, giusto? Dunque ho organizzato gli incontri di conversazione in spagnolo, con la formula della tertulia, per mantenere in forma la mia lingua madre e per lavorare lontano dal computer.

Tertulia - logo

Come da tradizione, le tertulias si tengono intorno a un tavolo, mangiando e bevendo cose buone, in un ambiente rilassato e informale – in questo caso la cucina di casa mia :-). Siccome non volevo che si camminasse senza rotta, ho introdotto argomenti legati all’attualità e a ciò che tocca da vicino le persone. Poi ho pensato che sarebbe stato interessante poter estendere gli argomenti anche a chi non parla lo spagnolo. Creare, quindi, occasioni di confronto intorno a temi importanti per chi vuole conoscere meglio il proprio contesto culturale, per chi desidera costruire qualcosa senza aspettare che le cose “si sistemino”. Quindi dopo i primi incontri a carattere linguistico ho lanciato, con il supporto di Gino Tocchetti, la prima tertulia insieme a Ecosistema 2.0:

Questo incontro, insieme a Ecosistema 2.0, è aperto ai professionisti e appassionati che si interessano al modello a rete – aperto, trasparente, collaborativo, generoso e gioioso – e in particolare a chi desidera estenderlo dal web al territorio o desidera portare il meglio del territorio al web.

Si parlerà anche dell’imminente evento “Riti sociali italiani 2.0: moda, cucina e apprendimento ludico“, in cui interverranno Mariela De Marchi, Sara Maternini e Domitilla Ferrari e chi si vorrà aggiungere per discutere l’argomento. L’incontro si terrà a Milano, in occasione del Digital Experience Festival, allo IED – Sala B3 – Via Bezzecca, 5, Milano – 10 Marzo, dalle ore 10.30 alle 12.30.

Alcuni partecipanti prepareranno da mangiare per tutti. Chi vuole può portare qualcosa. A tavola ci sono solo 10 posti, poi si fa spazio a tutti. Per chi viene a cena c’è una quota di 10 euro a testa.

Se qualcuno vuole venire c’è ancora tempo, rimane qualche posto libero, basta dirlo nella pagina dell’evento su Facebook oppure contattarmi direttamente.

Questo è solo l’inizio, molto presto arriveranno altre iniziative. È da molto che immagino avventure di vario genere, in particolare legate al settore culturale, ma ho sempre avuto qualche scusa per non andare fino in fondo. Ora sono nel bel mezzo della svolta e non torno più indietro: i conti tornano, ogni cosa trova una sua collocazione in rapporto alle altre, inizia la prima stagione della raccolta e delle scelte, prendo decisioni impegnative e mi comprometto definitivamente.

2 Comments on "C’è qualcosa che bolle in pentola"

  1. Carolina

    “…diventando forte sono costretta a rinunciare a tutti gli alibi che tanto comodo mi fanno. Una cosa è voler migliorare, un altro paio di maniche è farlo senza esitazioni; in fondo le cose negative che mi accompagnano da tanto tempo sono rassicuranti perché le conosco, sono un punto di riferimento che apparentemente mi impediscono di smarrirmi.”

    Avrei potuto firmarlo io. Come ti capisco.

    Mi sembra tutto talmente curioso, Mariela. Ci siamo conosciute nel lontano 2006, su Langit. Entrambe agli inizi, entrambe desiderose di imparare, di crescere, di farcela in questa giungla che è la vita. Ho sempre sentito una sorta di affinità con te, nonostante siamo nate e cresciute in due posti lontanissimi (ma con pochi giorni di differenza). Abbiamo fatto anche alcuni percorsi molto personali che in un certo senso si assomigliano. Entrambe con interessi simili, con quella sorta di effervescenza interiore.

    Anche io, come te, ho capito che mi sono costruita una serie di alibi che mi fanno comodo, in fondo se le cose non vanno come io vorrei mica dipende da me. E invece sì, e invece dipende proprio da me.

    Intanto mi sono già data da fare e ho compiuto il primo grande passo: ho ritagliato due intere giornate alla settimana per il dottorato. Roba che qualche mese fa ritenevo impensabile (“ma come, ma questo è un vero salto nel buio, ma chissà dove mi porterà, mai lasciare la strada sicura per quella ignota, blablabla”). Ebbene, io invece voglio sapere, voglio costruire quella strada verso l’ignoto, perché su quella che conosco non sono felice, non mi sento appagata, sento di buttare via me stessa e anche certi doni che penso la vita mi abbia dato (non ritengo sia mancanza di modestia, tutti abbiamo doni). Il mio pensiero ricorrente da parecchio tempo è “abbiamo una sola vita, quel che vogliamo fare lo dobbiamo fare ADESSO, basta rimandare”.

    Ecco, basta rimandare. Ci vuole coraggio e tenacia, perché il principale nemico siamo noi stessi e le nostre incertezze. Ma se non ora, quando? :-)

    Besos

  2. Phil the Geek

    Questo approccio mi piace molto. Da musicista, e anche da persona che ha operato nel mondo del teatro, ho avuto modo di vedere in azione la consulenza sulla vocalità come mezzo molto interessante per liberare energie (specie al femminile). L’idea che poi hai sviluppato in queste tue conversazioni è molto vicina a quello che un tempo organizzavamo a Milano, che si chiamava Club Createca (l’associazione nella quale ho militato, a fianco di Hubert Jaoui), e che consisteva in una forma simile: lì sostanzialmente si creavano laboratori a tema dove i creative coach come noi dirigevano un gruppo, il tutto per esplorare, mappare, rigirare mentalmente una tematica unificatrice di interesse comune. Divertente e utile! Da tanto non vado a Milano, per i troppi impegni. Ma vedo che a Vicenza (città che amo) stai veramende animando alla grande. Brava!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *