Le aziende non sono amiche, le persone sì / #socialamici

Le persone si abbracciano
Le persone si abbracciano

In un passato piuttosto lontano accettai l’amicizia (su Facebook, of course) da parte di aziende, enti, associazioni e istituzioni varie, soprattutto da Vicenza. Con il tempo ho cancellato un po’ di questi profili, man mano che li rivedevo, ma ora voglio fare pulizia totale – il primo gennaio c’erano tanti di quei compleanni, quasi tutti di aziende! Visto, poi, che continuo a ricevere nuove richieste da queste non-persone, scrivo due righe al riguardo, così mando a tutti un link e si chiariscono (si spera) le idee.

Facebook è una rete di persone. Per iscriversi a Facebook bisogna essere una persona, non a caso nel form d’iscrizione c’è la data di nascita da inserire. Le persone lavorano in aziende, fanno volontariato nelle associazioni, creano gruppi musicali, etc. Per fare in modo che queste aziende, enti, gruppi eccetera abbiano una presenza su Facebook, bisogna creare una pagina. Le persone cliccheranno “mi piace” per seguire gli aggiornamenti della pagina. Certo, la pagina non può mandare messaggi alle persone, saranno le persone che ci lavorano a coinvolgere, a loro volta, altre persone. Perché le aziende e gli enti sono fatti di persone, non solo di prodotti e bilanci e pubblicità. E prima ancora di questo scioglilingua di persone c’è il rispetto delle regole: i profili personali si chiamano così per qualche motivo, se non siete persone createvi una pagina, come previsto dalle regole della casa che vi ospita.

Io faccio amicizia con le persone, non con le aziende. Chiedetemi l’amicizia con il vostro profilo personale, ditemi perché volete essere in contatto con me, se è per motivi promozionali delle vostre attività mi sta benissimo, basta saperlo prima. Una volta ero più severa con le nuove richieste di amicizia, ora sono più aperta a scoprire l’altro.

Se invece siete interessati alle mie attività e non volete contattarmi con un profilo personale, potete sottoscrivere i miei aggiornamenti (il tasto si trova accanto a quello per chiedere l’amicizia), quasi sempre sono pubblici. Oppure potete seguire una delle mie pagine, a seconda dell’argomento:

marielademarchi.it, tutto ciò che riguarda la traduzione, le lingue, il bilinguismo, le lettere, più un po’ di comunicazione e teatro;

exploradora, il mio progetto di ricerca sull’identità e la (ri)costruzione di sé;

MoyanoSomoya, le mie fotografie e forse un giorno altre creazioni;

Punto Aparte, consulenza linguistica e  letteratura, in spagnolo.

Per qualsiasi cosa scrivetemi pure, trovate i miei recapiti ovunque.

Se non le porte, almeno le finestre / #socialamici e dintorni

105_Prosseda al Doppio Borgato

Oggi ho trovato una sorpresa nei messaggi di Facebook, una di quelle cose che non ti aspetteresti mai. Un biglietto omaggio per il concerto di domani al Teatro Comunale di Vicenza: Bruno Canino e Antonio Ballista suonano Debussy.

L’ascolto del più longevo duo pianistico italiano mi è offerto niente meno che da Luigi Borgato, costruttore di pianoforti, di cui l’altro ieri ho accettato la richiesta di amicizia in un momento di rara generosità e fiducia nel genere umano. E infatti, pur non conoscendolo di persona penso di aver fatto bene, non per il biglietto omaggio o perché Borgato è un vero e proprio genio artigiano del pianoforte, l’unico al mondo a costruire il piano-pédalier, ma perché è una persona deliziosa, umile e gentilissima – per ora solo al telefono, domani avrò occasione di confermare la mia prima impressione.

Allora mi viene da pensare che se io avessi applicato alla lettera le mie regole per le richieste di amicizia su Facebook, non avrei avuto l’occasione di conoscerlo né di ricevere una bella sorpresa, perché la richiesta di amicizia non era accompagnata da un messaggio di presentazione e avevamo pochissimi contatti in comune. Forse, quindi, devo essere un po’ più tollerante e lasciare, se non le porte, almeno le finestre aperte. In realtà sono già tollerante, ma mi concentro troppo nel discriminare la gente che si avvicina a me (guerra preventiva) piuttosto che nell’allontanare le vere minacce (sana difesa). Ho qualcosa su cui riflettere, ecco.

Nel frattempo domani sera mi farò una bella cura musicale: i concerti dal vivo, soprattutto di musica classica, mi rigenerano come poche altre attività. E ho davvero bisogno di bellezza e di passione, quelle della dedizione costante all’amore di una vita.

Incontrerò Luigi Borgato prima del concerto e vi racconterò di più.

2700_Luigi Borgato

>>> Confermato tutto, Luigi Borgato è un grande artigiano, e il concerto è stato stupendo.

Il diario è mio e lo gestisco io

rainbow

È da parecchio che ci penso. All’inizio è stata solo una sensazione di sabbia fra le mani: nella timeline di Facebook le nuove pubblicazioni schiacciano quelle di appena una settimana prima, se è il nostro compleanno peggio ancora, se poi gli amici ci taggano in qualche foto il gioco è fatto, la memoria va a farsi friggere – e a nulla serve impedire agli altri di pubblicare sul nostro “muro”. E noi che magari scrivevamo per ricordare! O addirittura, per non dover ricordare, delegavamo la memoria ai social. E invece no, i social network sono solo strumenti che veicolano la comunicazione, se vogliamo contenitori siamo messi male. Che resta di tutti i post che abbiamo condiviso su Facebook?

Un po’ alla volta ho sentito il bisogno di avere le mie cose fra le mani. Quando poi ho voluto ripescare un testo che sapevo di aver condiviso almeno sei mesi prima e mi sono trovata di fronte all’impossibilità di fare una ricerca come si deve, mi sono finalmente decisa: riprendo il blog come prima casa per la condivisione di contenuti. Non solo per i testi nuovi, ma anche per rendere fruibili quelli vecchi.

In parte ho iniziato l’operazione di recupero per il progetto exploradora, un po’ alla volta lo farò anche qui con il materiale legato al mio lavoro e ad altre attività come il teatro. Ogni contenuto sarà pubblicato con la data originale, in modo da costruire una mia timeline con ciò che conta. Su ogni post ci sarà, da qualche parte, un link al post originale (di solito su Facebook), in modo da creare un flusso intrecciato che alimenti entrambe le piattaforme. Staremo a vedere come andrà!

fame

i pensieri diventano urla/canti

nella mia sorgiva

limpida acqua che smuove il fango

.

ogni voce

spigolosa

freme per entrare in un’enciclopedia anarchica

e suonare i campanelli d’allarme

non una volta

ma mille

.

in subbuglio l’abbraccio lo sguardo il calore

scorcio di un arazzo

dai colori polverosi e sfilacciati

che amoreggia con la luce

Buon Primo Maggio

Poster Quinto Stato

Dal 10% del 1996 siamo arrivate al 27% (+ lo 0,72% per l’assistenza) di oggi e arriveremo al 33,72% nel 2018, come previsto dal disegno di legge sulla riforma del mercato del lavoro.

Elena Doria, nel suo post La riforma del mercato del lavoro e l’assemblea del Quinto Stato, presso il blog The Checklist. Consiglio di leggere l’intero appello del Quinto Stato e di fare un bel po’ di passaparola.

Le mie nuove regole per le richieste di “amicizia” su Facebook / #socialamici

fb about

Oggi ho modificato il mio profilo aggiungendo più dettagli riguardo alla mia politica di pubbliche relazioni, anche se mi rendo conto che spesso e volentieri chi vuole aggiungerti come “amico” (virgolettato d’obbligo) non legge la tua presentazione perché non vuole stabilire un rapporto con te ma semplicemente fare pubblicità dei cavoli propri. Nulla di male nel voler diffondere il verbo, o anche solo l’aggettivo, ma per me su Facebook si stabilisce un rapporto, non importa di che tipo ma rapporto comunque. Quindi eccovi le mie nuove regole, copiate dalla mia presentazione. Prendete nota visitatori che vi avvicinate! Accetto solo richieste di “amicizia” in uno dei seguenti casi:

– vi conosco già

– non vi conosco ma vi siete presentati con un messaggio.

Se ricevo richieste senza messaggio, sia che si tratti di persone reali che di istituzioni/aziende/associazioni con profilo personale, le possibilità sono due:

– se non mi incuriosite minimamente (profilo chiuso, pochi dati disponibili per valutare chi siete cosa fate dove andate) finirete nel dimenticatoio,

– se ho qualche interesse in voi vi contatterò e vi chiederò perché desiderate essere in contatto con me (quindi vi metterò a disagio perché nel 99% dei casi non saprete bene cosa rispondere e sarete impacciati).

Per il networking professionale c’è LinkedIn, per seguire le cose che dico/pubblico c’è Twitter (o anche il pulsante per seguire i miei aggiornamenti qui su Fb), per tutto il resto c’è Google e i millemila social network dell’universo a cui sono iscritta.

Good luck!

Lande che si popolano

Arrivo giusto in tempo, per la verità in ritardo sulla mia tabella di marcia ma in un buon orario per la festa. Da fuori la casa non mi dice nulla di particolare, arrivo all’ingresso e le candele lungo le scale e la musica mi confermano di non aver sbagliato indirizzo. Salgo, tutti appaiono rilassati e chiacchieroni, entro nel salotto-cucina e vedo lei. Silvana è bella e accogliente, una perfetta padrona di casa, scambiamo due parole e decidiamo di iniziare tra quindici minuti. Intanto rileggo i testi, taglio qualche rigo.

Silvana raduna un po’ di ospiti e soprattutto il suo compagno: è la sua festa di compleanno, 50 anni. Siccome oltre a questa età magica (maledetta, dirà più di uno) si aggiunge il fatto che loro convivono da appena un anno, lei mi ha chiesto di scegliere e leggere dei testi che parlassero di entrambe le cose. Eccomi qui, quindi, è la mia prima volta in un simile contesto e faccio finta di non pensarci, cioè ci penso ma volutamente mi ignoro, avere un pubblico festaiolo così vicino non è una passeggiata. Ma è anche la prima volta che sono pagata per fare una cosa che amo, e ciò mi rasserena assai.

Si annuncia l’intermezzo letterario e inizio. Prima con una versione ridotta del racconto L’uomo che piantava gli alberi, di Jean Giono. Un po’ alla volta mi accorgo della difficoltà dell’impresa, delle mille varianti che non avevo previsto, della quantità di testo che (purtroppo) avrei dovuto tagliare per essere più vicina al pubblico presente. Mi armo di pazienza e concentrazione e vado avanti lo stesso, improvvisando qualche minimo taglio durante la lettura.

Questa è la versione integrale, in un’animazione stupenda di Frédérick Back, recitata in italiano da Toni Servillo:

Finisco e gli applausi non si fanno aspettare, arrivano forti ed entusiasti, il festeggiato è contento e Silvana pure. Ora si parla d’amore. A me piace sempre tanto vedere due persone che si amano e che si scelgono, che imparano a conoscersi e ad ascoltarsi. A loro va, dunque, questo bellissimo brano tratto da I rapporti umani, ne Le piccole virtú, di Natalia Ginzburg:

Un giorno incontriamo la persona giusta. Restiamo indifferenti, perché non l’abbiamo riconosciuta: passeggiamo con la persona giusta per le strade di periferia, prendiamo a poco a poco l’abitudine di passeggiare insieme ogni giorno. Di tanto in tanto, distratti, ci chiediamo se non stiamo forse passeggiando con la persona giusta: ma crediamo piuttosto di no. Siamo troppo tranquilli; la terra, il cielo non sono mutati; i minuti e le ore fluiscono quietamente, senza rintocchi profondi nel nostro cuore. Noi ci siamo sbagliati già tante volte: ci siamo creduti in presenza della persona giusta, e non era. E in presenza di quelle false persone giuste, cadevamo travolti da un tale impetuoso tumulto che quasi non ci restava più la forza di pensare: ci trovavamo a vivere come al centro d’un paese incendiato: alberi, case e oggetti divampavano intorno a noi. E poi di colpo si spegneva il fuoco, non restava che un po’ di brace tiepida: alle nostre spalle i paesi incendiati sono tanti che non possiamo più nemmeno contarli. Adesso niente brucia intorno a noi. Per settimane e mesi, passiamo i giorni con la persona giusta, senza sapere: solo a volte, quando rimasti soli ripensiamo a questa persona, la curva delle sue labbra, certi suoi gesti e inflessioni di voce, nel ripensarli, ci dànno un piccolo sussulto al cuore: ma non teniamo conto d’un cosí piccolo, sordo sussulto. La cosa strana, con questa persona, è che ci sentiamo sempre cosí bene e in pace, con un largo respiro, con la fronte che era stata cosí aggrottata e torva per tanti anni, d’un tratto distesa; e non siamo mai stanchi di parlare e ascoltare. Ci rendiamo conto che mai abbiamo avuto un rapporto simile a questo con nessun essere umano; tutti gli esseri umani ci apparivano dopo un poco cosí inoffensivi, cosí semplici e piccoli; questa persona, mentre cammina accanto a noi col suo passo diverso dal nostro, col suo severo profilo, possiede una infinita facoltà di farci tutto il bene e tutto il male. Eppure noi siamo infinitamente tranquilli.

E lasciamo la nostra casa, e andiamo a vivere con questa persona per sempre: non perché ci siamo convinti che è la persona giusta: anzi non ne siamo affato convinti, e abbiamo il sospetto che la vera persona giusta per noi si nasconda chissà dove nella città. Ma non abbiamo voglia di sapere dove si nasconde: sappiamo che ormai avremmo ben poco da dirle, perché diciamo tutto a questa persona forse non giusta con cui adesso viviamo: e il bene e il male della nostra vita noi vogliamo riceverlo da questa persona, e con lei. Scoppiano fra noi e questa persona, ogni tanto, violenti contrasti: eppure non riescono a rompere quella pace infinita che è in noi. Dopo molti anni, solo dopo molti anni, dopo che fra noi e questa persona si è intessuta una fitta rete di abitudini, di ricordi e di violenti contrasti, sapremo infine che era davvero la persona giusta per noi, che un’altra non l’avremmo sopportata, che solo a lei possiamo chiedere tutto quello che è necessario al nostro cuore.

Naturalmente a questo punto arriva il “bacio! bacio! bacio!” e la festa riprende. Qualcuno si avvicina e mi fa i complimenti, mi fermo a festeggiare, bevo e mangio di gusto. Un paio d’ore dopo saluto Silvana. Mi dice “questo è solo l’inizio” e io ci credo. Salgo in macchina e la musica mi abbraccia fino a casa.

*

[È un inizio in tutti i sensi e in tutti gli ambiti della mia vita. Il periodo non è facile, anzi, e mi costa parecchio parlarne – si sente dal mio lungo silenzio, le parole scritte su Facebook/Twitter/GooglePlus sono tasselli apparentemente sconnessi di un’opera articolata che può essere compresa soltanto in prospettiva, con uno sguardo d’insieme. È qui che poco per volta partirò dalla frammentarietà verso l’unità. Per ora parlerò con fatti, con immagini e con musica, finché non avrò fatto un po’ d’ordine. Alla fine non è che una rinascita, forse è la volta buona, chi lo sa, tentare nuoce ma il gioco vale la candela. Le parole arriveranno quando saranno mature.]

C’è qualcosa che bolle in pentola

Tra il dire e il fare c’è di mezzo la volontà, il desiderio reale di qualcosa, l’assunzione delle relative conseguenze, l’accettazione di sé in tutto e per tutto, la responsabilizzazione fino alle ultime conseguenze, l’onore e l’onere della libertà.

Poco più di un mese fa pensavo e scrivevo queste cose. Molto belle, certo, eppure mancava qualcosa, di buoni stimoli ne ho ricevuti a bizzeffe ma non sono riuscita ad accoglierli appieno, o forse non li ho assimilati. Ci ho pen(s)ato parecchio fino a capire di avere una paura folle della mia forza, poiché diventando forte sono costretta a rinunciare a tutti gli alibi che tanto comodo mi fanno. Una cosa è voler migliorare, un altro paio di maniche è farlo senza esitazioni; in fondo le cose negative che mi accompagnano da tanto tempo sono rassicuranti perché le conosco, sono un punto di riferimento che apparentemente mi impediscono di smarrirmi. E invece…

Per quanto sia difficile ho cercato di lanciarmi nell’incognita della crescita, soprattutto per vie traverse (ma sono poi così traverse?). Ecco, quindi, che per accogliere la mia forza, e lasciarla volare libera e al contempo disciplinata, ho cominciato a lavorare sulla mia voce. Al corso di teatro corale di Ossidiana, che frequento da quasi due anni, c’è una bravissima docente di vocalità e canto, Linda Viero, che mi sta aiutando molto in questo senso. Avevo un blocco con le note basse, che per me sono sinonimo di forza e stabilità, e con un po’ di esercizi e giochi ho cominciato a esplorarle. Adesso comincio a permettermi di cantarle, sono un po’ amare ma calde. Mi piacciono, sento che sono mie. Non è stato facile arrivare a questo punto (di partenza), liberare la mia voce vuol dire liberare le mie emozioni, sospendere il giudizio e semplicemente vivermi come strumento musicale, che esprime e racconta me stessa e la mia visione del mondo.

Non posso cantare tutto il giorno, però, e ci sono molti contesti in cui ho bisogno di uscire allo scoperto. Quindi per darmi una spinta ho pensato di crearmi impegni con gli altri, evitando di farlo in privato, in modo da mettermi in gioco senza via di fuga. Una volta data la mia disponibilità in pubblico non posso più tornare indietro, giusto? Dunque ho organizzato gli incontri di conversazione in spagnolo, con la formula della tertulia, per mantenere in forma la mia lingua madre e per lavorare lontano dal computer.

Tertulia - logo

Come da tradizione, le tertulias si tengono intorno a un tavolo, mangiando e bevendo cose buone, in un ambiente rilassato e informale – in questo caso la cucina di casa mia :-). Siccome non volevo che si camminasse senza rotta, ho introdotto argomenti legati all’attualità e a ciò che tocca da vicino le persone. Poi ho pensato che sarebbe stato interessante poter estendere gli argomenti anche a chi non parla lo spagnolo. Creare, quindi, occasioni di confronto intorno a temi importanti per chi vuole conoscere meglio il proprio contesto culturale, per chi desidera costruire qualcosa senza aspettare che le cose “si sistemino”. Quindi dopo i primi incontri a carattere linguistico ho lanciato, con il supporto di Gino Tocchetti, la prima tertulia insieme a Ecosistema 2.0:

Questo incontro, insieme a Ecosistema 2.0, è aperto ai professionisti e appassionati che si interessano al modello a rete – aperto, trasparente, collaborativo, generoso e gioioso – e in particolare a chi desidera estenderlo dal web al territorio o desidera portare il meglio del territorio al web.

Si parlerà anche dell’imminente evento “Riti sociali italiani 2.0: moda, cucina e apprendimento ludico“, in cui interverranno Mariela De Marchi, Sara Maternini e Domitilla Ferrari e chi si vorrà aggiungere per discutere l’argomento. L’incontro si terrà a Milano, in occasione del Digital Experience Festival, allo IED – Sala B3 – Via Bezzecca, 5, Milano – 10 Marzo, dalle ore 10.30 alle 12.30.

Alcuni partecipanti prepareranno da mangiare per tutti. Chi vuole può portare qualcosa. A tavola ci sono solo 10 posti, poi si fa spazio a tutti. Per chi viene a cena c’è una quota di 10 euro a testa.

Se qualcuno vuole venire c’è ancora tempo, rimane qualche posto libero, basta dirlo nella pagina dell’evento su Facebook oppure contattarmi direttamente.

Questo è solo l’inizio, molto presto arriveranno altre iniziative. È da molto che immagino avventure di vario genere, in particolare legate al settore culturale, ma ho sempre avuto qualche scusa per non andare fino in fondo. Ora sono nel bel mezzo della svolta e non torno più indietro: i conti tornano, ogni cosa trova una sua collocazione in rapporto alle altre, inizia la prima stagione della raccolta e delle scelte, prendo decisioni impegnative e mi comprometto definitivamente.

Commento a “Casanova di se stessi”, terza puntata

Qualche giorno fa è stata pubblicata su Altriabusi.it la terza parte della mia lettura commentata di Casanova di se stessi, di Aldo Busi. Vi lascio qui un passaggio:

Ecco che a pagina 101, con il primo paragrafo, Subi ci spiega come lavora alla storia ma non è come lavora Busi alla storia:

“Devo fare mente locale: i dettagli diretti, di cui sono personalmente spettatore, in questa storia non sono poi molti, devo spremerli uno per uno all’inverosimile. Preferisco ripeterne parecchi che ometterne uno solo. Anche perché un dettaglio è un iceberg che comincia col presentare solo la punta. Un dettaglio è un mondo spesso senza confini.”

Qui, dunque, sembra che Subi sia in possesso di pochi dettagli e che per ciò li sprema all’inverosimile, in modo da trarne fuori il massimo dell’essenza della storia, del senso, del significato. Ovviamente sono dettagli studiati a tavolino da Busi, che se li ripete non è per paura di ometterne uno, ma perché ha un senso ripeterli, perché collegano un pezzo della storia con un altro, un’azione con un sentimento, un significante con un significato, come la pallina di Dolores, come la celidonia, come il lavoro del fratello (essere piastrellista, andare in tutte le case e farsi tutte le casalinghe, cosa di cui parla all’inizio e che poi, cioè prima, dice Carità quando si incontrano per prima volta). Questo passaggio vale per me in toto: i dettagli di cui sono personalmente spettatrice (e attrice) nella mia storia sono pochi, almeno quelli di cui ho piena consapevolezza. Ho bisogno di spremere e ripetere ciò di cui sono consapevole, per fare in modo di trovare un po’ alla volta ciò che manca, il resto dell’iceberg.