Welcome to the jungle – tu chiamale, se vuoi, esplorazioni

lavorazioni in stazione! eh, Vicenza città dell'oro, ovvio!

Ieri pensavo a come gestire i miei profili social. Mi spiego: da un anno ho aperto MoyanoSomoya, la casa della mia creatività, soprattutto per quanto riguarda la fotografia. Soltanto nell’ultimo trimestre del 2012 ho iniziato a curareo di più il sito, e un po’ alla volta ho aggiunto anche l’account su Twitter e la pagina su Facebook. Mi chiedevo, però, se fosse il caso di aprire account specifici anche sui social network di fotografia: Instagram, Eyeem, Flickr… Ho già account con il mio solito nick, marielademarchi, come fare? raddoppiare? separare completamente i contenuti? E poi c’è anche Exploradora, progetto che vorrei far crescere più velocemente…

Come capita spesso, ho trovato la risposta mentre facevo tutt’altro (lavavo i piatti). Ho capito (grosso modo) che marielademarchi.it è il mio emisfero sinistro, MoyanoSomoya è il mio emisfero destro, e Exploradora è dove mi occupo delle emozioni (esplorarle, capirle). Ok, ma le emozioni cosa sono? Cioè dove le colloco nel cervello?

Mi sono messa a leggere qua e là, tra testi universitari, articoli specialistici e wikipedia. Viste le mie lacune in biologia, fisiologia e anatomia, ho trovato di grande utilità il riassunto di Wikipedia. Almeno inizialmente. Poi ho trovato delle sorprese, il percorso, molto divertente è stato questo:

Leggo la voce “emozione“, che dà un’idea generica di cosa sono e come funzionano le emozioni. Leggendolo, però, scopro che esiste l’alessitimia, cioè “un insieme di deficit della competenza emotiva ed emozionale, palesato dall’incapacità di mentalizzare, percepire, riconoscere e descrivere verbalmente i propri e gli altrui stati emotivi. Viene attualmente considerato anche come un possibile deficit della funzione riflessiva del Sé”. Una volta finito quest’articolo scorgo, tra le voci correlate, “sé (coscienza)“. Strano, la voce sul sé, inteso come parte cosciente di noi, è brevissima. Mi preparo per le battute più scontate, ma siccome la curiosità è più forte vado a vedere la relativa voce in inglese. Qua la storia sembra più lunga, ma in realtà è un elenco di voci correlate relativamente organizzate. Provo a guardare la versione spagnola. Ok, la versione spagnola è decisamente più lunga (secondo me ci ha lavorato un argentino, ma questa la capiscono solo gli ispanoamericani). Mi accorgo che è molto articolata, e decido di guardare altre lingue: sono pochissime e non c’è il collegamento alla versione italiana. Insospettita clicco su quella inglese. Ooops! Mi porta alla pagina dell’Ego. Poca spiegazione e tanti link a seconda del settore. Quindi, invece di cliccare sul link “Ego, one of the three constructs in Sigmund Freud’s structural model of the psyche“, decido di continuare la ricerca nella versione italiana, chissà dove mi avrebbe portata! Eccola, è una pagina di disambiguazione. Bene, scelgo dunque la voce che dovrebbe fare al mio caso, cioè quella di psicologia. La pagina non esiste, è già stata cancellata in passato! L’unica cosa che ci è dato sapere è che si trattava di una “Pagina o sottopagina vuota, di prova, senza senso o tautologica: )” (l’emoticon non è mio).

Certo, se non sceglievo l’italiano quando sono arrivata alla voce inglese “Ego”, arrivavo alla voce “Psychology of self“. Comunque quella voce non ha una corrispondente italiana, ma una spagnola sì. La “psicología del sí mismo” è breve e approssimativa, e per di più ha corrispondenze solo in inglese e in bulgaro.

Ora, io che qualcosa so di questi argomenti posso anche orientarmi in mezzo a tutto questo caos, ma come se la cava chi si avvicina a Wikipedia per capirne qualcosa da neofita? Meglio che si prenda un buon libro di introduzione alla psicologia o alle scienze della mente. Se uno veramente volesse imparare con Wikipedia in mano sarebbe spacciato! Almeno per quanto riguarda la psicologia. Anche se, a dire il vero, gli psicologi già non capiscono se stessi, figuriamoci capirsi fra di loro per mettere in ordine le voci su Wikipedia :-)

PS: alla fine ho deciso di separare completamente i flussi di contenuti, anche se comunque sono interdipendenti – proprio come nel cervello, sì.

PS2: il cartello che compare in foto si trovava tempo fa nella stazione di Vicenza – ovvio, essendo la città dell’oro dovevano esserci lavorazioni, non lavori in corso!

Le aziende non sono amiche, le persone sì / #socialamici

Le persone si abbracciano
Le persone si abbracciano

In un passato piuttosto lontano accettai l’amicizia (su Facebook, of course) da parte di aziende, enti, associazioni e istituzioni varie, soprattutto da Vicenza. Con il tempo ho cancellato un po’ di questi profili, man mano che li rivedevo, ma ora voglio fare pulizia totale – il primo gennaio c’erano tanti di quei compleanni, quasi tutti di aziende! Visto, poi, che continuo a ricevere nuove richieste da queste non-persone, scrivo due righe al riguardo, così mando a tutti un link e si chiariscono (si spera) le idee.

Facebook è una rete di persone. Per iscriversi a Facebook bisogna essere una persona, non a caso nel form d’iscrizione c’è la data di nascita da inserire. Le persone lavorano in aziende, fanno volontariato nelle associazioni, creano gruppi musicali, etc. Per fare in modo che queste aziende, enti, gruppi eccetera abbiano una presenza su Facebook, bisogna creare una pagina. Le persone cliccheranno “mi piace” per seguire gli aggiornamenti della pagina. Certo, la pagina non può mandare messaggi alle persone, saranno le persone che ci lavorano a coinvolgere, a loro volta, altre persone. Perché le aziende e gli enti sono fatti di persone, non solo di prodotti e bilanci e pubblicità. E prima ancora di questo scioglilingua di persone c’è il rispetto delle regole: i profili personali si chiamano così per qualche motivo, se non siete persone createvi una pagina, come previsto dalle regole della casa che vi ospita.

Io faccio amicizia con le persone, non con le aziende. Chiedetemi l’amicizia con il vostro profilo personale, ditemi perché volete essere in contatto con me, se è per motivi promozionali delle vostre attività mi sta benissimo, basta saperlo prima. Una volta ero più severa con le nuove richieste di amicizia, ora sono più aperta a scoprire l’altro.

Se invece siete interessati alle mie attività e non volete contattarmi con un profilo personale, potete sottoscrivere i miei aggiornamenti (il tasto si trova accanto a quello per chiedere l’amicizia), quasi sempre sono pubblici. Oppure potete seguire una delle mie pagine, a seconda dell’argomento:

marielademarchi.it, tutto ciò che riguarda la traduzione, le lingue, il bilinguismo, le lettere, più un po’ di comunicazione e teatro;

exploradora, il mio progetto di ricerca sull’identità e la (ri)costruzione di sé;

MoyanoSomoya, le mie fotografie e forse un giorno altre creazioni;

Punto Aparte, consulenza linguistica e  letteratura, in spagnolo.

Per qualsiasi cosa scrivetemi pure, trovate i miei recapiti ovunque.