Promemoria: i social vengono piegati dagli utenti / #socialamici

Lo so, è stata una mia distrazione:  ho guardato al volo il suo profilo senza andare giù giù a vedere cosa aveva condiviso in precedenza. Avevamo un’amica in comune, che non conosco bene ma che ho incontrato di persona nella mia città, quindi mi sono fidata. Anche perché tempo fa ho proprio deciso di essere meno esigente e di dare comunque un’opportunità a (quasi) tutti. Quindi dopo aver accettato la sua richiesta di amicizia ho sfoderato il solito “ciao Pinco Pallino, piacere di conoscerti” ed è seguito questo scambio:

dialogo cretino su Facebook

 

Ehm… ovviamente l’ho rimosso dagli amici. Diciamo che la mia fiducia nel genere umano va a farsi friggere molto velocemente con questo tipo di “scambi” e torno a pensare che è meglio essere sanamente selettiva – alla fine i social ognuno li usa come vuole, e io voglio a modo mio. Tanto se uno mi vuole seguire mica ha bisogno di essere amico mio su Facebook, sono ovunque! Se invece vuole davvero flirtare, almeno che lo faccia con un po’ di creatività. (Se poi scrive bisness non c’è speranza.)

Comunque questa cosa me la segno: mi ero fidata solo perché ero certa che il contatto in comune esistesse davvero in carne e ossa. Interessante, no? Più avanti ci torno sopra.

Rassegna di nuovi #socialamici interessanti?

Devo farmene una ragione: se non prendo appunti delle cose che mi vengono in mente “da scrivere” poi svaniscono e faccio fatica a ripescarle. Ad esempio qualche giorno fa controllavo gli aggiornamenti su Twitter – nuovi follower, interazioni – e notavo che c’era una particolare concentrazione di persone e iniziative interessanti e che non bastava un #FF per farle conoscere, dovevo condividerle aggiungendo anche solo un breve commento. Allora avevo chiaro in testa cosa scrivere, ora molto meno! Quindi dovrò organizzarmi meglio, se voglio davvero curare una sorta di rassegna di #socialamici degni d’attenzione.

Leila Boldrini, Luigina Foggetti, Domitilla Ferrari a #conversazionidalbasso, Urbino 2008

Perché #socialamici se ci siamo appena conosciuti e amico è una parola grossa? Perché talvolta il follow su Twitter, benché intrinsecamente unidirezionale, rivela una relazione in potenza se c’è dell’humus in comune. E infatti così è nata l’amicizia con Domitilla e Luigina.

Mi occupo già delle interazioni su Facebook, ma in quel caso mi interessa di più il lato privato, velato, ciò che avviene dietro le quinte. Mi sembra che la comunicazione su Twitter avvenga in modo abbastanza esplicito e diretto, univoco; paradossalmente (o forse neanche tanto) su Facebook, dove in teoria si dovrebbe essere “se stessi” per definizione, ci sono molte più maschere/sfaccettature/sorprese.

Non posso dire molto su ciò che accade su Google Plus, sono tornata attiva da poco e devo ancora capire l’uso abituale che ne fa l’utente medio (sempre che esista). Su LinkedIn, invece, potrei scrivere un saggio, ma ovviamente è un capitolo a parte.

Non so se la rassegna a cui pensavo giorni fa vedrà mai la luce, ma nel frattempo continuo a osservare ed elucubrare, il mio sport preferito.

#socialamici imbranati

Mi piace che la gente si presenti quando mi chiede l’amicizia su Facebook. Certo, non tutti saranno creativi, ma basta davvero poco per far capire perché ci si avvicina. E anche se una persona non si presenta subito, può sempre dire qualcosa dopo che ho accettato – ho deciso di dare un’opportunità comunque agli sconosciuti, talvolta sono solo imbranati. C’è imbranato e imbranato, però!

Verso luglio dell’anno scorso ricevetti una richiesta di amicizia da un uomo che non conoscevo, guardando nel suo profilo scoprii che avevamo oltre 70 amici in comune (settore web e consulenze, per lo più). Nessuna presentazione, quindi decisi di accettare e di mandargli il solito messaggio per questo tipo di casi. Ecco cosa accadde:

conversazione con un socialamico imbranato su facebook

Inutile dire che non abbiamo più avuto alcun genere di contatto: non un messaggio, non un commento, non un “mi piace”, nulla. Non abbiamo proprio niente da condividere – ho guardato di nuovo la sua bacheca oggi – e le decine di “amici” in comune non sono altro che un dato statistico. Che la parola amico sia usata spesso come sinonimo di contatto, su Facebook, è ormai cosa assodata, tuttavia questa confusione tra quantità e qualità delle relazioni mi fa pensare parecchio. Su cosa ci basiamo veramente per valutare una persona incontrata online: il lavoro che fa? le persone in comune? Mi riferisco al primo incontro, quando non sappiamo nulla di chi abbiamo di fronte e non ci sono molti contenuti ad aiutarci.

Questi sono solo appunti per riflessioni su cui tornerò con regolarità. Nonostante una lunga lista di dialoghi esemplari che da tempo mi ripropongo di pubblicare, ho capito soltanto di recente che la comunicazione privata tra socialamici funziona in modi molto sui generis.

Intanto rimuovo l’imbranato dagli amici, ho aspettato finora solo perché continuavo a rimandare questo post :-)

#socialamici e la forza del destino

Come sapete, oltre che di lettere e traduzione mi occupo spesso di progetti web e mi interesso delle dinamiche che si instaurano tra le persone nei social network. Un mio chiodo fisso è l’amicizia su Facebook: come si instaura, come si sviluppa e come, eventualmente, muore. Ne ho scritto più volte qui, prima con una posizione severa, poi più flessibile e aperta (mi piace che la gente si presenti, ma alla fine do sempre un’opportunità a chi non lo fa) e infine a proposito dei profili che non corrispondono a persone.

Ora inauguro una serie di post sui modi più o meno strambi, stupidi o simpatici di fare amicizia sui social network, una sorta di raccolta sulla socializzazione in privato – ché di quanto si scrive sulle bacheche si sa già parecchio. E a prova della mia indistruttibile fiducia nell’umanità, comincio con un esempio positivo, una richiesta originale e irresistibile:

Richiesta di amicizia da Leonardo Marcello Pignataro, traduttore editoriale e di audiovisivi

E non poteva essere altrimenti, Leonardo Marcello Pignataro è un ottimo traduttore editoriale e di audiovisivi! L’avevo già incrociato nei soliti giri traduttoreschi online, quindi la richiesta di amicizia non è arrivata dal nulla, ma con una presentazione del genere oltre a ridere assai ho accettato molto di buon grado. Gli ho chiesto se potevo citarlo, of course; invece quando scriverò qualcosa sui cafoni (ne ho uno da campionato, vedrete) li lascerò nell’anonimato, preferisco risparmiarmi denunce per diffamazione.

Recupererò anche i post pubblicati sulla mia bacheca, sempre per quella mia idea di sottrarre i testi effimeri all’oblio. Se qualcuno, poi, vuole aggiungersi a quest’impresa di antropologia culturale, ne sarò più che contenta. La serie sarà contrassegnata dall’etichetta #socialamici.

Le aziende non sono amiche, le persone sì / #socialamici

Le persone si abbracciano
Le persone si abbracciano

In un passato piuttosto lontano accettai l’amicizia (su Facebook, of course) da parte di aziende, enti, associazioni e istituzioni varie, soprattutto da Vicenza. Con il tempo ho cancellato un po’ di questi profili, man mano che li rivedevo, ma ora voglio fare pulizia totale – il primo gennaio c’erano tanti di quei compleanni, quasi tutti di aziende! Visto, poi, che continuo a ricevere nuove richieste da queste non-persone, scrivo due righe al riguardo, così mando a tutti un link e si chiariscono (si spera) le idee.

Facebook è una rete di persone. Per iscriversi a Facebook bisogna essere una persona, non a caso nel form d’iscrizione c’è la data di nascita da inserire. Le persone lavorano in aziende, fanno volontariato nelle associazioni, creano gruppi musicali, etc. Per fare in modo che queste aziende, enti, gruppi eccetera abbiano una presenza su Facebook, bisogna creare una pagina. Le persone cliccheranno “mi piace” per seguire gli aggiornamenti della pagina. Certo, la pagina non può mandare messaggi alle persone, saranno le persone che ci lavorano a coinvolgere, a loro volta, altre persone. Perché le aziende e gli enti sono fatti di persone, non solo di prodotti e bilanci e pubblicità. E prima ancora di questo scioglilingua di persone c’è il rispetto delle regole: i profili personali si chiamano così per qualche motivo, se non siete persone createvi una pagina, come previsto dalle regole della casa che vi ospita.

Io faccio amicizia con le persone, non con le aziende. Chiedetemi l’amicizia con il vostro profilo personale, ditemi perché volete essere in contatto con me, se è per motivi promozionali delle vostre attività mi sta benissimo, basta saperlo prima. Una volta ero più severa con le nuove richieste di amicizia, ora sono più aperta a scoprire l’altro.

Se invece siete interessati alle mie attività e non volete contattarmi con un profilo personale, potete sottoscrivere i miei aggiornamenti (il tasto si trova accanto a quello per chiedere l’amicizia), quasi sempre sono pubblici. Oppure potete seguire una delle mie pagine, a seconda dell’argomento:

marielademarchi.it, tutto ciò che riguarda la traduzione, le lingue, il bilinguismo, le lettere, più un po’ di comunicazione e teatro;

exploradora, il mio progetto di ricerca sull’identità e la (ri)costruzione di sé;

MoyanoSomoya, le mie fotografie e forse un giorno altre creazioni;

Punto Aparte, consulenza linguistica e  letteratura, in spagnolo.

Per qualsiasi cosa scrivetemi pure, trovate i miei recapiti ovunque.

Se non le porte, almeno le finestre / #socialamici e dintorni

105_Prosseda al Doppio Borgato

Oggi ho trovato una sorpresa nei messaggi di Facebook, una di quelle cose che non ti aspetteresti mai. Un biglietto omaggio per il concerto di domani al Teatro Comunale di Vicenza: Bruno Canino e Antonio Ballista suonano Debussy.

L’ascolto del più longevo duo pianistico italiano mi è offerto niente meno che da Luigi Borgato, costruttore di pianoforti, di cui l’altro ieri ho accettato la richiesta di amicizia in un momento di rara generosità e fiducia nel genere umano. E infatti, pur non conoscendolo di persona penso di aver fatto bene, non per il biglietto omaggio o perché Borgato è un vero e proprio genio artigiano del pianoforte, l’unico al mondo a costruire il piano-pédalier, ma perché è una persona deliziosa, umile e gentilissima – per ora solo al telefono, domani avrò occasione di confermare la mia prima impressione.

Allora mi viene da pensare che se io avessi applicato alla lettera le mie regole per le richieste di amicizia su Facebook, non avrei avuto l’occasione di conoscerlo né di ricevere una bella sorpresa, perché la richiesta di amicizia non era accompagnata da un messaggio di presentazione e avevamo pochissimi contatti in comune. Forse, quindi, devo essere un po’ più tollerante e lasciare, se non le porte, almeno le finestre aperte. In realtà sono già tollerante, ma mi concentro troppo nel discriminare la gente che si avvicina a me (guerra preventiva) piuttosto che nell’allontanare le vere minacce (sana difesa). Ho qualcosa su cui riflettere, ecco.

Nel frattempo domani sera mi farò una bella cura musicale: i concerti dal vivo, soprattutto di musica classica, mi rigenerano come poche altre attività. E ho davvero bisogno di bellezza e di passione, quelle della dedizione costante all’amore di una vita.

Incontrerò Luigi Borgato prima del concerto e vi racconterò di più.

2700_Luigi Borgato

>>> Confermato tutto, Luigi Borgato è un grande artigiano, e il concerto è stato stupendo.

Le mie nuove regole per le richieste di “amicizia” su Facebook / #socialamici

fb about

Oggi ho modificato il mio profilo aggiungendo più dettagli riguardo alla mia politica di pubbliche relazioni, anche se mi rendo conto che spesso e volentieri chi vuole aggiungerti come “amico” (virgolettato d’obbligo) non legge la tua presentazione perché non vuole stabilire un rapporto con te ma semplicemente fare pubblicità dei cavoli propri. Nulla di male nel voler diffondere il verbo, o anche solo l’aggettivo, ma per me su Facebook si stabilisce un rapporto, non importa di che tipo ma rapporto comunque. Quindi eccovi le mie nuove regole, copiate dalla mia presentazione. Prendete nota visitatori che vi avvicinate! Accetto solo richieste di “amicizia” in uno dei seguenti casi:

– vi conosco già

– non vi conosco ma vi siete presentati con un messaggio.

Se ricevo richieste senza messaggio, sia che si tratti di persone reali che di istituzioni/aziende/associazioni con profilo personale, le possibilità sono due:

– se non mi incuriosite minimamente (profilo chiuso, pochi dati disponibili per valutare chi siete cosa fate dove andate) finirete nel dimenticatoio,

– se ho qualche interesse in voi vi contatterò e vi chiederò perché desiderate essere in contatto con me (quindi vi metterò a disagio perché nel 99% dei casi non saprete bene cosa rispondere e sarete impacciati).

Per il networking professionale c’è LinkedIn, per seguire le cose che dico/pubblico c’è Twitter (o anche il pulsante per seguire i miei aggiornamenti qui su Fb), per tutto il resto c’è Google e i millemila social network dell’universo a cui sono iscritta.

Good luck!